VEEAM ONE – Automatizzare l’avvio di una VM spenta

Monitorare lo stato delle macchine virtuali (VM) è fondamentale per garantire la continuità operativa dell’infrastruttura virtuale. Con Veeam ONE, puoi creare un allarme personalizzato per notificarti quando una macchina virtuale è spenta automatizzandone la ripartenza.


1. Accedi a Veeam ONE Monitor

  1. Apri Veeam ONE Monitor e accedi con le tue credenziali.
  2. Dal pannello di navigazione sulla sinistra, vai alla sezione Alarms (Allarmi).

2. Scegli l’ambito dell’allarme

Per configurare un allarme che monitora lo stato delle VM:

  1. Naviga nella gerarchia delle entità virtuali (come vCenter Server o cluster).
  2. Seleziona il livello di interesse. Per monitorare tutte le VM, scegli un livello superiore (es. l’intera infrastruttura). Se vuoi monitorare solo specifiche VM, selezionale manualmente.

3. Crea un Nuovo Allarme

  1. Fai clic su Create Alarm (Crea Allarme) nella barra degli strumenti.
  2. Assegna un nome all’allarme, ad esempio “VM Spenta”.
  3. Fornisci una descrizione chiara, come: “Questo allarme si attiva quando una VM è spenta per prevenire interruzioni di servizio non pianificate.”

4. Configura i Trigger dell’Allarme

I trigger definiscono le condizioni per l’attivazione dell’allarme. Per configurare il trigger:

  1. Vai alla scheda Rules (Regole).
  2. Fai clic su Add (Aggiungi) per creare una nuova regola.
  3. Seleziona il parametro VM state (Stato della VM) come criterio di monitoraggio.
  4. Sotto Condition (Condizione), scegli Equals (Uguale) e imposta il valore su Powered Off (Spenta).
  5. Puoi anche aggiungere un timer per evitare falsi positivi, ad esempio impostando il trigger affinché si attivi solo se la VM rimane spenta per più di 5 minuti.

5. Configura le Notifiche

Per ricevere notifiche quando l’allarme si attiva:

  1. Vai alla scheda Notifications (Notifiche).
  2. Seleziona il metodo di notifica preferito:
    • Email Notification: Configura gli indirizzi email dove inviare l’allarme.
    • Run Script: Puoi configurare uno script personalizzato per eseguire azioni specifiche.
  3. Specifica il contenuto della notifica, includendo dettagli come il nome della VM e l’ora in cui è stata spenta.

6. Salva e Attiva l’Allarme

  1. Fai clic su Finish (Fine) per salvare l’allarme.
  2. L’allarme sarà attivo e inizierà immediatamente a monitorare lo stato delle VM.

7. Testa il Funzionamento dell’Allarme

Per verificare che l’allarme funzioni correttamente:

  1. Spegni manualmente una macchina virtuale per simulare la condizione.
  2. Controlla se l’allarme appare nella sezione Triggered Alarms (Allarmi Attivati) del Veeam ONE Monitor.
  3. Verifica di aver ricevuto la notifica configurata.

Suggerimenti per l’Ottimizzazione

  • Filtri Specifici: Se non vuoi monitorare tutte le VM, applica filtri per escludere quelle che possono essere spente intenzionalmente, come macchine di test.
  • Azioni Proattive: Associa lo stato dell’allarme con l’esecuzione di uno script che accenda automaticamente la VM o avvisi un amministratore specifico.

Conclusione

Creare un allarme su Veeam ONE per monitorare lo stato di una VM spenta è semplice e ti permette di agire rapidamente in caso di problemi. Con questa configurazione, puoi migliorare la disponibilità del sistema e ridurre i tempi di inattività non pianificati.

Ricorda di rivedere e aggiornare periodicamente i criteri di allarme per garantire che rimangano pertinenti alle esigenze della tua infrastruttura.

VRO: Orchestrazione di un Servizio – Parte 1

Creazione delle 3 VM Ubuntu e installazione dei servizi Backend, Frontend e DB

Obiettivo

In questa prima parte della guida descriviamo come creare tre macchine virtuali Ubuntu e configurare ciascuna con i servizi necessari:

  • Frontend: server web statico con HTML
  • Backend: applicazione Node.js con API REST
  • DB01: server PostgreSQL

1. Creazione delle VM Ubuntu

Requisiti minimi per ciascuna VM

Sistema operativo: Ubuntu Server 22.04 LTS

CPU: 1 vCPU

RAM: 1-2 GB

Disco: 10 GB

Scheda di rete: Bridged o NAT (consigliato Bridged)

Nomi e indirizzi IP

VM Nome Host IP
Frontend frontend 192.168.16.151
Backend backend 192.168.16.152
DB01 db01 192.168.16.153

Configurare ogni VM con IP statico via Netplan.

2. Installazione e configurazione del Database (DB01)

Installazione di PostgreSQL

sudo apt update && sudo apt install postgresql -y

Creazione utente e database

sudo -u postgres psql
CREATE DATABASE myapp;
CREATE USER backend_user WITH ENCRYPTED PASSWORD ‘backend_pass’;
GRANT ALL PRIVILEGES ON DATABASE myapp TO backend_user;
\q

3. Installazione del Backend (backend)

sudo apt install nodejs npm -y

Struttura base del progetto

mio-backend/
├── server.js
├── db.js
├── routes/
│ └── users.js
├── package.json

Esempio di server.js

const express = require(‘express’);
const cors = require(‘cors’);
const app = express();

app.use(cors());
app.use(express.json());
const usersRoute = require(‘./routes/users’);
app.use(‘/api/users’, usersRoute);

app.listen(3000, () => {
console.log(‘Server backend in ascolto sulla porta 3000’);
});

Connessione al DB (db.js)

onst { Pool } = require(‘pg’);
const pool = new Pool({
user: ‘backend_user’,
host: ‘192.168.16.153’,
database: ‘myapp’,
password: ‘backend_pass’,
port: 5432,
});

module.exports = pool;

Installazione dipendenze

npm init -y
npm install express cors pg

4. Installazione del Frontend (frontend)

Creazione file index.html

<!DOCTYPE html>
<html>
<head>
<title>Gestione Utenti</title>
<script>
const backendURL = “http://192.168.16.152:3000/api/users”;
async function getUsers() {
const res = await fetch(backendURL);
const users = await res.json();
document.body.innerHTML += JSON.stringify(users);
}
window.onload = getUsers;
</script>
</head>
<body>
<h1>Lista Utenti</h1>
</body>
</html>

Installazione di un web server (es. Apache)

sudo apt install apache2 -y
sudo cp index.html /var/www/html/index.html

Nella prossima parte vedremo come configurare lo switch automatico di rete e IP per scenari di Disaster Recovery (DR) utilizzando Netplan e systemd.

Kasten K10 – Repository NFS e Policy di Backup

Dopo aver completato l’installazione di Kasten K10 sul cluster Kubernetes, il passo successivo è configurare una destinazione dove salvare i backup e creare la prima policy di protezione.

In questo articolo vedremo una configurazione minimale ma funzionante, utilizzando una share NFS come repository di backup.

Prerequisiti

  • Cluster Kubernetes funzionante
  • K10 installato
  • accesso alla console K10
  • una share NFS accessibile dal cluster

Nel laboratorio utilizzo una share NFS Western Digiatal che espone le proprie risorse al seguente indirizzo: 192.168.16.92:/mnt/HD/HD_a2/kasten-nfs.

Al fine di verificarne  i mount point esposti è necessario lanciare il comando  showmount -e 192.168.16.92  da qualsiasi nodo del cluster.
Per verificare successivamente che tale share sia disponibile seguite la seguente procedura sul nodo che preferite:

sudo mkdir -p /mnt/k10-nfs-test

sudo mount -t nfs -o vers=3 \
192.168.16.92:/mnt/HD/HD_a2/kasten-nfs \
/mnt/k10-nfs-test

Test:

Touch /mnt/k10-nfs-test/file-test.txt

Il repository è ora utilizzabile.

Ora passiamo alla console di K10 e aggiungiamo una Location Profile:

Aprire la dashboard di K10 e nel seguente percorso:

Settings
→ Location Profiles
→ Create New

Selezionate come provider NFS/SMB e configurate i parametri come indicato nella tabella sottostante:

parametro valore
Name nfs-wd
Server 192.168.16.92
Path /mnt/HD/HD_a2/kasten-nfs

Salvate la configurazione.

La Location Profile rappresenta la destinazione dove K10 esporterà le snapshot dei backup appena effettuati.

Nota: nel laboratorio per una pura necessità didattica ho utilizzato una configurazione kubernetes approach. Ho cioè creato una Storage Class NFS che permettesse la creazione di PV e PVC da utilizzare per l’export dei backup.

Creazione policy di Backup

Policies
→ Create Policy

Configurazione minimale:

parametro valore
Policy Type Backup
Namespace default (o quello desiderato)
Frequency Manual o Daily
Snapshot Enabled
Export Enabled

Nel campo Export Location selezionare il location profile appena creata:

Avvio del primo backup

Dopo aver salvato la policy è possibile avviarla manualmente selezionando Run Once

K10 eseguirà:

  • Snapshot dei volumi
  • Esportazione dei dati sul repository NFS

Lo stato può essere monitorato nella Dashboard

Conclusione

Con pochi passaggi è possibile configurare una protezione di base per il cluster Kubernetes.

La combinazione di:

  • snapshot storage
  • export su repository NFS
  • policy schedulate

permette di implementare rapidamente una strategia di backup e recovery per le applicazioni containerizzate.

Installazione di Kasten K10 su Kubernetes: guida passo-passo

Installare Kasten K10 in un cluster Kubernetes è un’operazione semplice, ma richiede alcune verifiche preliminari fondamentali, specialmente lato snapshot e CSI driver.

In questo articolo vedremo:

  • Verificare prerequisiti con script ufficiale
  • Installazione di K10
  • Etichettatura delle SnapshotClass
  • Avvio e verifica finale

Verifica prerequisiti con k10_primer

Prima di installare K10 è obbligatorio verificare che il cluster sia pronto.

Kasten fornisce uno script ufficiale chiamato k10_primer.sh.

curl https://docs.kasten.io/downloads/8.0.4/tools/k10_primer.sh | bash

Lo script verifica:

  • La presenza del CSI driver (nel mio caso synology)
  • Snapshot CRD installate
  • VolumeSnapshotClass disponibili
  • Permessi RBAC
  • Storage supportato
  • Compatibilità Kubernetes

Output attesoCluster meets K10 requirements

Se compaiono dei warning o errori in particolare sulle snapshot, bisogna riconfigurare correttamente la SnapshotClass come indicato ad esempio nella nota 1.

Installazione di K10

Aggiungere il repository Helm:

  • helm repo add kasten https://charts.kasten.io/
  • helm repo update

Creare il namespace:

  • kubectl create namespace kasten-io

Installazione di K10:

  • helm install k10 kasten/k10 \
  • –namespace kasten-io

Per verificare lo stato dei pod avviare il semplice comando:

  • kubectl -n kasten-io get pods

Quando tutti i pod sono Running, K10 è operativo.

Nota 1: Etichettare la VolumeSnapshotClass

Affinché K10 possa utilizzare le snapshot CSI, è necessario etichettare la VolumeSnapshotClass attraverso dapprima la verifica che le snapshotclass siano disponibili:

  • kubectl get volumesnapshotclass

Dopo averle individuate (nel mio laboratorio sono indicate come Synology iSCSI), devono essere etichettate con il comando:

  • kubectl label volumesnapshotclass <NOME_SNAPSHOTCLASS> \
  • k10.kasten.io/is-snapshot-class=true

Questa label è fondamentale: senza di essa K10 non utilizzerà quella snapshot class per i backup.

Verifica: kubectl get volumesnapshotclass –show-labels

Avvio e accesso a K10

Come ogni microservizio è possibile esporre k10 via LoadBalancer o Ingress.

Dopo aver indivuduato il servizio k10 (kubectl -n kasten-io get svc gateway) lanciate i corretti comandi per esporre il servizio K10.

Dalla dashboard verificate che:
  • Lo storage venga rilevato
  • Le snapshot siano disponibili

Ora è possibile creare una prima policy di test che sfrutti unicamente le snapshot come primo repository.

In un prossimo articolo mostreremo come aggiungere attraverso le location profile un repository.

Conclusione

L’installazione di Kasten K10 è lineare, ma la parte critica è:

  • Verificare preliminare con k10_primer
  • Configurazione corretta delle SnapshotClass

Snapshot e protezione dei dati

Con lo storage ormai integrato nel cluster, il passo successivo è  “salvare dati”, anche se preferisco la dizione proteggerli.
In questo capitolo il desiderio è stato quello di far passare il laboratorio da semplice piattaforma Kubernetes a sistema resiliente.

Perché gli snapshot sono fondamentali

In Kubernetes i dati vivono dentro volumi persistenti (PVC), ma senza snapshot:

  • non puoi fare rollback
  • non puoi fare restore veloci
  • non puoi garantire recovery point affidabili

Gli snapshot sono l’equivalente moderno dei checkpoint delle macchine virtuali, ma applicati ai volumi containerizzati.

Snapshot CSI: la base tecnologica

Tramite Il CSI driver di Synology, il cluster ha ottenuto una nuova capacità:

K8s può chiedere allo storage di creare snapshot dei volumi.

Questo introduce tre nuove entità:

  • VolumeSnapshotClass
  • VolumeSnapshot
  • VolumeSnapshotContent

Non sono file.
Sono oggetti Kubernetes che rappresentano snapshot reali creati sul NAS.

Il legame tra Kubernetes e Synology

Quando Kubernetes crea un VolumeSnapshot:

  • Il CSI driver invia la richiesta al Synology
  • Il NAS crea uno snapshot iSCSI nativo
  • Kubernetes riceve l’ID dello snapshot
  • Il VolumeSnapshot diventa ReadyToUse

A questo punto lo snapshot è:

  • consistente (non da un punto di vista applicativo)
  • puntuale
  • indipendente dal pod

Ed è pronto per essere usato per backup o restore.

Validazione degli snapshot

Nel laboratorio è stato creato un PVC di test con dati scritti da un pod.
Da lì sono stati generati snapshot CSI e verificato che:

  • esistono nel NAS
  • sono visibili come oggetti Kubernetes
  • possono essere usati per creare nuovi volumi

Questo ha dimostrato che lo storage era snapshot-aware, requisito essenziale per Kasten K10.

Perché questo passaggio è cruciale per il backup

Kasten K10 non lavora direttamente con i filesystem ma lavora con Snapshot CSI consistenti.

Senza questa aggiunta, Kasten avrebbe potuto solo fare backup “file based”, con gli snapshot, invece è possibile effettuare:

  • backup istantanei
  • consistenza applicativa
  • restore rapidi

È qui che nasce la vera data protection cloud-native.

Risultato

Alla fine di questo step il cluster possiede:

  • Storage persistente
  • Snapshot nativi
  • API Kubernetes per gestirli

Il laboratorio è pronto per introdurre un altro protagonista:
Kasten K10.

Storage e k8s cluster

Con il cluster Kubernetes operativo, il passo successivo è quello di gestire la cosa più critica di tutte i dati.

Un cluster senza storage persistente è solo una piattaforma di calcolo.
Un cluster con storage condiviso diventa invece una piattaforma applicativa reale 🙂

Il problema da risolvere

Le applicazioni Kubernetes non possono dipendere dai dischi locali dei nodi:

  • un pod può spostarsi da un nodo all’altro
  • un nodo può spegnersi
  • un container può essere ricreato

Quindi se i dati restano legati al nodo, vengono persi.

Serve quindi uno storage:

  • condiviso tra i nodi
  • persistente
  • gestito dinamicamente da Kubernetes

Lo storage esterno: Synology e WD

Nel laboratorio erano disponibili due sistemi di storage esterni:

  • Synology → usato come storage primario con supporto iSCSI e snapshot
  • WD NAS → usato come repository NFS per la seconda copia (backup)

Integrazione dello storage con Kubernetes

Per permettere a Kubernetes di usare lo storage Synology come se fosse nativo, è stato installato:

  • CSI Driver di Synology
  • Snapshot Controller CSI

Questi componenti trasformano lo storage fisico in risorse Kubernetes:

  • PersistentVolumes
  • PersistentVolumeClaims
  • VolumeSnapshots

In pratica, Kubernetes ha iniziato a parlare direttamente con il NAS, senza script o mount manuali.

Le StorageClass

Una volta installato il driver, sono state create le StorageClass, che definiscono:

  • tipo di storage (iSCSI)
  • policy di cancellazione
  • supporto snapshot

Ogni applicazione che richiede storage non chiede più “un disco”, ma chiede una Storage Class con determinate caratteristiche.

Ed è K8s, tramite il CSI driver, che crea automaticamente i volumi sul NAS.

Verifica con PV, PVC e Pod

Per validare l’integrazione sono stati creati:

  • un PVC (PersistentVolumeClaim)
  • un PV (creato dinamicamente dal NAS)
  • un Pod di test che scrive dati sul volume

In quel momento è stato verificato che:

  • il volume esiste realmente sul Synology
  • il pod può scrivere dati
  • i dati sopravvivono al riavvio del pod

Questo è stato il primo vero test di persistenza reale del cluster.

Risultato

Il cluster è diventato un cluster Kubernetes con storage condiviso.

Ora il sistema era pronto per:

  • snapshot
  • backup
  • restore
  • disaster recovery

Prossimo capitolo, usare Kasten K10 per proteggere l’ambiente.